Attilio Benetti

 

IL CAV. ATTILIO BENETTI, LO STUDIOSO E NARRATORE DELLA LESSINIA – L’UOMO CHE SUSSURRAVA ALLE PIETRE

_MG_3574Il Cav. Attilio Beniamino Benetti nacque a Camposilvano di Velo Veronese, nella piccola contrada del Covolo, il 10 agosto del 1923 e morì a Verona presso l’ospedale di Borgo Trento il 19 aprile del 2013. Riassumere riduttivamente in poche righe un personaggio come il Cav. A. Benetti risulta un’impresa assai ardua, servirebbe un libro intero per poter esporre la vita di quest’uomo che ha fatto della sua intera esistenza la ricerca e la conoscenza della Lessinia, la sua terra o meglio la “sua anima”; egli infatti ha saputo carpire l’essenza di questa terra e conoscerne gli aspetti che ormai il mondo moderno ha fatto dimenticare.

E’ sempre più raro incontrare sulla nostra montagna veronese delle persone che dello studio dei monti abbiano saputo fare un ideale di vita. Di umili origini contadine ed in possesso solo del diploma della III° elementare ha saputo comunque da autodidatta spaziare la sua conoscenza in settori scientifici quali la paleontologia, la geologia, la zoologia, le scienze naturali, la speleologia; nella linguistica dell’antica parlata dei coloni bavaresi giunti in Lessinia nel XIII° secolo, ha saputo fornire contributi determinanti così pure nella storia e nelle tradizioni popolari lessiniche, condividendo con tutti i suoi studi e ricerche con avvincenti libri divulgativi. Di A. Benetti, da tutti conosciuto come “el Tilio”, anche se in passato veniva soprannominato “l’orso della Lessia”, per i suoi studi paleontologici e soprattutto per le sue imponenti dimensioni, possiamo dire semplicemente ma a ragione che è stato un autodidatta eccezionale; è infatti incredibile che un uomo che aveva solo la III° elementare sia riuscito non solo a scrivere con grande competenza libri, anche di carattere scientifico, ma costituire il punto di riferimento per molteplici docenti universitari nelle scienze e nelle discipline da lui studiate.

“El Tilio” possedeva tutti i requisiti del montanaro d’altri tempi; era un uomo modesto, generoso, attento osservatore, curioso nel ricercare le spiegazioni ai fenomeni, anche ai più insignificanti, che cercava però di capire. Nominato Cavaliere della Repubblica per i suoi eccezionali meriti paleontologici non ebbe però mai verso il mondo scolastico una particolare attrazione in quanto da lui reputato restrittivo ed obsoleto. Nei suoi ricordi narrava infatti di quando da bambino si recava a piedi nelle scuole elementari di Velo Veronese e S. Francesco di Roverè Veronese per frequentare le lezioni, dovendo spesso affrontare il gelo e le bufere di neve; quando giungeva in classe ed assisteva alle lezioni si annoiava spesso a causa della sciatteria con la quale i maestri spiegavano degli argomenti che lui già conosceva e che autonomamente si era preoccupato di conoscere. Fu soprattutto la nonna materna ad impartirgli l’amore per la conoscenza, infatti sebbene fosse di umili origini la nonna sapeva recitare a memoria la “Divina Commedia”, l’Ariosto ed altre opere che da giovane aveva avuto la fortuna di leggere ed imparare. Ancor prima di iniziare le scuole elementari il piccolo Attilio Beniamino sapeva infatti già leggere e scrive il che ci rende chiaramente l’idea del talento del personaggio. La sua curiosità era infinita, tutto lo attirava e di tutto cercava di capire il funzionamento ed i meccanismi; all’età di cinque anni, durante uno spietramento effettuato dal padre Albino, notò alcune ammoniti fossili e chiese al padre di che cosa si trattasse. Il padre Albino gli disse che si trattava di serpenti sorpresi in letargo durante il biblico diluvio universale, ma questa risposta lo influenzò per tutta la vita. Attratto da quelle strane “lumachelle di pietra” iniziò a leggere dei libri scientifici sulla materia, acquistandone sempre di nuovi con non pochi sforzi economici date infatti le sue modeste condizioni familiari; nel corso degli anni riuscì così a formarsi una consistente biblioteca personale di tutto rispetto, con volumi specifici nelle scienze e discipline oggetto dei suoi studi e ricerche.

In giovane età, come molti suoi coetanei e compaesani, fu arruolato e costretto a partire nelle guerre di Yugoslavia, Grecia, Albania ed in Germania venne catturato e reso prigioniero. Tornato vivo dalla guerra come molti altri montanari dovette far fronte alla difficile situazione economica che imperversava nel dopoguerra, soprattutto sui nostri monti e fu costretto ad emigrare all’estero per lavoro; fece l’operaio ed il minatore in Belgio, Francia e Gran Bretagna. Ma, alla fine di ogni viaggio, è sempre ritornato sui suoi monti Lessini, un territorio con cui ha sempre avuto un legame speciale.

La sua passione e curiosità lo seguivano ovunque e anche durante i lunghi viaggi di lavoro all’estero proseguiva nei suoi studi da autodidatta, tanto è vero che in Belgio, quando lavorò come minatore durante le estrazioni del carbone, rinvenì alcuni importanti fossili di cui iniziò ad attuare degli studi molto approfonditi e nel campo paleontologico divenne uno dei maggiori esperti internazionali nel settore delle ammoniti. Le sue ricerche lo hanno infatti portato alla scoperta di nuovi generi di fossili (ammoniti) che portano ancora oggi nel loro nome scientifico anche il suo nome, prerogativa tipica degli scopritori. La sua competenza e conoscenza divennero di anno in anno sempre più approfondite, tanto che svariate università europee individuarono in lui un punto di riferimento per lo studio e la ricerca di determinati generi di fossili. Tanto è vero che la sua fama di esperto autodidatta valicò ben presto le alpi e molti accademici e studiosi, per anni hanno fatto la spola dai centri universitari alla sua abitazione laboratorio di Camposilvano per approfondire gli studi e le conoscenze. Divenne inoltre un esperto e ricercato speleologo, partecipando ad importanti spedizioni ipogee dirette a scoprire i tesori sotterranei; durante una spedizione speleologica purtroppo rischiò la vita, ma fortunosamente si salvò mentre rimase vittima un suo caro amico.

Sono infatti numerose le grotte che ha esplorato ed ha fondato numerosi gruppi speleologici.

La sua smisurata passione per i fossili lo ha portato nei primi anni ’70 a creare il museo dei fossili di Camposilvano, realizzato all’interno di un antico fabbricato presente nella sua contrada che in passato veniva utilizzato come bottega di un “marangòn” (falegname). Per tre decenni il piccolo museo, creato da un autodidatta eccezionale, ha rappresentato la meta del pellegrinaggio di intere comitive di studenti, di esperti, di intere famiglie, ansiose di conoscere questo singolare personaggio di cui tutti parlvano e di dare un contenuto culturale alle loro gite domenicali. Il piccolo museo, che ha rappresentato la “creatura del Tilio”, conteneva in un angusto spazio delle vetrine ricche di reperti di straordinario valore scientifico che il “Tilio” con incredibile competenza scientifica sapeva spiegare ai numerosi visitatori. Erano soprattutto la sua accoglienza sempre gentile e generosa e la sua profonda conoscenza della Lessinia che riuscivano ad infondere nel visitatore l’amore ed il rispetto per la natura ed il creato intero. Accanto al piccolo museo “el Tilio” si approntava sempre cordialmente ad accompagnare i visitatori anche presso il Covolo di Camposilvano , l’enorme cavità naturale originatasi dal pozzo di crollo di una vasta grotta ed in passato utilizzata, già in epoca romana, come “neviere” cioè come luogo naturale per la conservazione degli alimenti.

Ma del “Tilio” sarebbe veramente riduttivo dire che sia stato solo un grande esperto paleontologo, speleologo, geologo e naturalista; l’altra sua passione, il rovescio della medaglia, era rappresentato dalla continua ricerca e studio della sua gente, delle loro tradizioni popolari e dell’antica parlata che i nostri montanari usavano in origine, cioè quando i coloni bavaresi alla fine del XIII° secolo giunsero sull’altopiano del Luxino, si tratta cioè del taucias gareida gergalmente denominato sui nostri monti “el sìmbro”. Sono infatti molteplici anche gli scritti, le pubblicazioni, gli opuscoli ed i fascicoli che narrano di antichi racconti, di creature fantastiche quali orchi e fade, anguàne, dei vocaboli del “sìmbro” e della sua toponomastica locale, ecc. delle quali “el Tilio” è divenuto uno dei massimi esperti e narratori. Così pure la sua capacità dell’uso della logica lo ha portato ad affrontare, con metodo scientifico, anche lo studio della storia e dell’antica parlata delle genti “cimbre”, fornendo infatti importanti contributi soprattutto alla toponomastica locale. Egli inoltre ha fatto parte di svariate associazioni culturali locali, apportando preziosi contributi di ricerca.

Ad onor del vero è da dire però che “el Tilio, in giovane età non incontrò molto il gradimento dei suoi paesani. Infatti guidati da una gretta mentalità contadina e montanara non capirono appieno la natura dell’importanza delle sue ricerche e studi, considerandolo per anni solo uno “scansa fatiche e fannullone”, perché nel loro giudizio montanaro, di coloro che si guadagnavano da vivere col sudore della fronte e rompendosi la schiena nei campi o con picconi e badili, la sua smisura passione scientifica per questo mondo risultava inconcepibile. Molti dei suoi paesani, nella loro rozzezza, ritenevano infatti assurdo che si potesse perdere del tempo nello studio dei “sassi e de robe compagne”.

Tuttavia la perseveranza dell’eccezionale autodidatta di approfondire sempre più le proprie competenze e conoscenze hanno dato negli anni la dimostrazione della straordinarietà del personaggio, divenendo un punto di riferimento anche per gli esperti stranieri e facendo quindi ricredere nelle loro assurde, grette ed obsolete convinzioni anche quei paesani più riottosi.

E’ stato soprattutto con la trasformazione del suo piccolo museo dei fossili, avvenuta nel 1999 ad opera della Comunità Montana della Lessinia, in un moderno e funzionale museo geopaleontologico che al Cav. Attilio Benetti è stato dato il giusto e meritato riconoscimento, non solo al suo indiscutibile talento ma soprattutto si è data la testimonianza della stima per un uomo che ha impiegato tutta una vita allo studio e alla ricerca della sua terra, la Lessinia.

(Testo di Alfred Sternberg)